Anemone
Milano
Marcella Vanzo
A cura di Lucia Pezzulla e Andrea Contin

Anemone ancora non è stato
Anemone è già passato
Anemone è proprio ora
Anemone è fiore, animale, vive per terra e per mare
è un instante, è ricordo, è eterno presente intermittente
Anemone è tutto o niente.
Questa è l’essenza della performance
Marcella Vanzo
Il progetto E quel che Alice vi trovò, ideato da Lucia Pezzulla e Andrea Contin, raggiunge il suo culmine nel terzo e ultimo capitolo, in cui Marcella Vanzo presenta Anemone, mostra che raccoglie una selezione di opere prodotte dal 2006 a oggi e si arricchisce di una performance che trasforma la galleria in paesaggio umano effimero e cangiante.
Per questa nuova fase del viaggio nell’immaginario di Alice nel paese delle meraviglie, Vanzo insinua la sua ricerca sul confine tra sogno e realtà, immergendo lo spettatore in una dimensione che intreccia passato, presente e futuro, senza mai separarli nettamente. Le opere di Vanzo, che spaziano dalla ceramica alla fotografia, sono caratterizzate da un dialogo continuo tra materia e memoria, tra immediatezza del presente e flusso del tempo.
Le opere di Marcella Vanzo si trovano in costante trasformazione, scambio continuo tra ciò che è stato e ciò che sarà. Alcune sembrano portare con sé tracce di un tempo passato, mentre altre sono fresche di creazione e appartengono a un futuro ancora da scrivere. Questo dialogo tra ciò che è "già stato" e ciò che è "ancora da venire" si esprime in un gioco ironico e dinamico, che sfida ogni tentativo di fissare forme definitive. Ceramica e fotografia, infatti, non sono mai semplicemente strumenti di rappresentazione, ma diventano personaggi di una narrazione mutevole, svelandosi poco a poco, come un enigma da decifrare.
La performance, cuore pulsante della mostra, ne arricchisce la dimensione visiva con una componente in costante mutazione. Corpi, oggetti e suoni si fondono in un tableau vivant dinamico e la galleria diventa un palcoscenico che segue le leggi di un sogno, cui il tempo e lo spazio sono piegati. Il pubblico è chiamato a essere testimone di un’esperienza che fluisce, cambia forma e si fonde con l’ambiente circostante.





































