Bene, vediamo un po’ come fiorisci

Milano

Caterina Gobbi

Bene, vediamo un po’ come fiorisci è il titolo della prima mostra personale di Caterina Gobbi presso Red Lab Gallery. Il titolo è un verso dell’omonima poesia di Patrizia Cavalli. Gobbi e Cavalli hanno in comune l’uso di sè stesse come “sonda” per esplorare ciò che le circonda, concentrandosi su quella sfera intangibile degli umori, dei desideri, delle emozioni e delle passioni.

In mostra saranno presenti esclusivamente opere di nuova produzione. I due corpi in vetro Fioritura (turns out I can feel my feelings without dying) sono corpi di atlete intente a correre. La corsa, in questo contesto, non è solo un atto fisico, ma una metafora del movimento interiore: un modo per dare forma e direzione a intensità diffuse e difficili da definire, e un tentativo di elaborare, sfuggire o trasformare le emozioni. In queste opere è evidente come le emozioni siano profondamente incarnate: qualcosa che si prova fisicamente e che si registra materialmente mentre attraversa il corpo, lasciando tracce tangibili. In questo senso, il lavoro riflette anche sull’attaccamento, su come le emozioni si aggrappino ai corpi e agli oggetti.

La relazione tra corpi e ambiente è centrale nel lavoro di Gobbi. L’opera per una strana coincidenza di congiunture astrali ricopre il pavimento della galleria di sabbia, rendendo evidente il passaggio del pubblico. Noi, come corpi, occupiamo uno spazio instaurando una serie di relazioni, volontarie o meno, con ciò che ci circonda.

La performance She was a rose, and lived, as roses do coinvolgerà una serie di lavori che verranno indossati o utilizzati. I sing the body electric è una scultura/vestito in rete di rame ispirata alla poesia di Walt Whitman, nella quale il poeta si domanda se esista un’anima e dove essa si trovi. L’elettricità rappresenta un altro elemento importante nelle opere di Gobbi, come forza che trasporta il suono e unisce i corpi nell’ascolto. La chitarra dell’opera L’anima non è nient’altro che una rosa viene suonata incessantemente da una rosa fluttuante mossa da un meccanismo elettrico.

La mostra prende forma da una ricerca avviata dall’artista presso Villa Filanda Antonini, e sviluppata con il supporto tecnico di Vetreria Brunetta.

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