The Phair 2026
Geografie della Luce
Ezio D'Agostino, Carlotta Valente, Beba Stoppani

La proposta per The Phair 2026 riunisce i lavori di Ezio D’Agostino, Carlotta Valente e Beba Stoppani in un dialogo che attraversa la luce come materia generativa e lo spazio come organismo sensibile.
La luce è soglia, rifrazione, apparizione: rende visibile ma allo stesso tempo dissolve, aprendo a una dimensione percettiva instabile, sospesa tra presenza e assenza.
Nel lavoro di Ezio D’Agostino la luce non è strumento di rappresentazione, ma agente generativo. Con la serie Crystallography l’artista sospende il controllo dell’immagine e affida alla rifrazione luminosa la costruzione di geometrie e volumi immateriali. Le configurazioni che emergono non rappresentano gli oggetti reali, ma nascono esclusivamente dall’interazione tra luce, vetro e superficie sensibile: spazi che esistono solo come fenomeno visivo. Le esposizioni prolungate introducono inoltre il tempo e l’ambiente nel processo: polveri, pollini e rugiada si depositano sui vetri, trasformando l’opera in una collaborazione tra luce cosmica, materia terrestre e casualità.
Il lavoro di Carlotta Valente si concentra invece sulla relazione tra pieno e vuoto, interno ed esterno, presenza e sottrazione.
Attraverso interventi minimi — variazioni di superficie, modulazioni luminose, dispositivi installativi — l’artista costruisce situazioni in cui la luce diventa elemento architettonico. Non si limita a illuminare lo spazio, ma lo disegna, lo segmenta, lo rende instabile. Ripetizione e variazione sono centrali nel suo processo: uno stesso elemento viene riproposto con minime differenze di intensità o posizione, generando opere simili ma mai identiche, ciascuna un unicum percettivo.
Con Beba Stoppani la luce assume una dimensione poetica e immersiva. In Timeless, viaggio verso un luogo/non luogo privo di coordinate temporali, la Natura diventa sorgente archetipica. La luce non descrive il paesaggio, ma lo trasfigura, trasformando l’immagine in spazio meditativo dove il tempo sembra dilatarsi. In Wunderkammer, la ricerca si fa più intima: la “camera delle meraviglie” diventa un reliquiario contemporaneo in cui frammenti di Natura appaiono come presenze rare, da custodire. La luce qui rivela, protegge e valorizza ciò che è fragile.
Insieme, le tre ricerche costruiscono un percorso in cui lo spazio non è contenitore, ma materia viva attraversata da vibrazioni luminose. La proposta si configura come un ambiente esperienziale in cui la luce diventa linguaggio comune, capace di generare relazioni, tensioni e pause, attivando nello spettatore una percezione lenta e consapevole.











